Tre gocce d’acqua | Valentina D’Urbano

Scritto da Carlotta Pistone

Con il suo settimo romanzo, Valentina D’Urbano intesse un’altra complessa e indimenticabile storia contemporanea. Quella di tre ragazzi, del loro legame straordinario e di un amore tanto impossibile quanto inevitabile.

Celeste, Pietro, Nadir. Loro sono le “Tre gocce d’acqua”, i protagonisti del nuovo romanzo di Valentina D’Urbano, pubblicato da Mondadori.

Tre anime completamente diverse e complementari. Tre ragazzi uniti da un rapporto tanto viscerale quanto complesso. Come complesso è l’intreccio che li rende parte della stessa, dissonante famiglia allargata. Celeste è la sorella minore di Pietro. Nadir è il fratello minore di Pietro. Celeste e Nadir non sono fratello e sorella. Al centro Pietro, oggetto della loro reciproca gelosia. Perché devono condividerselo, quel legame di sangue che hanno che con lui, e questo li rende nemici, sempre in lotta, fin dal loro primo incontro, quando entrambi hanno nove anni.

Avevo già intuito, con quel senso acuminato e preciso dei bambini, che quello che avevo davanti era un avversario, uno che non avrebbe esitato a misurarsi con me. Aveva spigoli e denti che ancora dovevano affiorare, ma con cui negli anni mi avrebbe fatto molto male.

Pietro, di dieci anni più grande, pomo della discordia e al contempo calamita, fa da eroe e paciere a questi due ragazzini, che intanto crescono, e continuano a cercarsi e a respingersi. A riconoscersi e a ferirsi. Poi, però, Pietro non c’è più. E cosa succede quando il perno che reggeva un equilibrio così delicato e indispensabile viene a mancare? Proprio da questa perdita comincia il romanzo.

A raccontare la loro storia è Celeste. Lei e Nadir hanno ormai trentacinque anni. Pietro è scomparso. Nadir decide di partire. Celeste è l’unica a sapere che è andato in Siria a cercare quel che resta del loro amato fratello.

E vorrei, adesso, raggiungerlo lì dove si trova, in qualunque posto sia, e dirgli che è vero, abbiamo sbagliato tutto, tutti e tre, da sempre.

Facendo un salto indietro nel passato, che ci riporta alla loro infanzia, conosciamo l’intera vita dei protagonisti di “Tre gocce d’acqua” attraverso lo sguardo e la voce della ragazza.

Celeste è fragile. Le sue ossa lo sono, come il vetro. Ha una rara malattia da cui non si guarisce ma con cui deve convivere: l’osteogenesi imperfetta. Il minimo urto rischia di disintegrarla, ma paradossalmente, lei, cerca sempre lo scontro con tutti. Per proteggersi ha indossato una corazza acuminata, tanto che Pietro l’ha soprannominata “Riccio di mare”.

Nadir, sprezzante e sgradevole ma dal fascino ipnotico, ha quegli occhi uno azzurro e l’altro marrone che disturbano e ti scavano dentro, senza concedere nulla in cambio. Potrebbe sembrare il più scostante dei tre, invece le sue fughe, i suoi ritorni, le sue scelte avventate, non sono che la dimostrazione di come lui, per primo, abbia compreso la natura di un legame che spaventa decifrare.

Pietro è bello, è socievole e altruista, è pieno di ideali. Lo studioso politicamente impegnato che diventa ricercatore universitario, e che non ce la fa a starsene dove chi lo ama lo vorrebbe, al sicuro, seduto in un’aula a insegnare. Il suo animo rivoluzionario lo porterà al fronte, spingendolo fin nel cuore di una guerra di altri, a combattere per la causa curda contro Daesh.

In un vorticare di sentimenti che si susseguono e si incastrano – fratellanza, amore, ossessione, rabbia, solitudine, paura, accettazione -, l’attaccamento che hanno per Pietro, legittima anche il rapporto tra Celesta e Nadir, un rapporto che in questo romanzo è il nodo da districare.

Che cosa sono loro due, davvero? Quanto può essere dannoso quello che provano l’uno per l’altra e non vogliono ammettere nemmeno a loro stessi?

Avevo paura di guardare più a fondo, di definire la sostanza di quel legame. A forza di cercare la sorgente delle cose finisci per trovarla, e sei costretto a bere non è detto che ti piaccia. O che non possa avvelenarti.

La maturità e il trauma di una inconcepibile privazione, porterà a galla l’amara consapevolezza che, una volta percorse, dalle strade sbagliate non si può tornare indietro. Il passato è andato, ciò che s’è preso non verrà più restituito. A restare saranno solo loro due, responsabili di un legame che, così com’è, tranciato di netto, non ha più ragione di essere.

Toccherà a noi spezzare l’equilibrio, assumerci quella responsabilità assurda, innaturale. Ultimi figli di due famiglie che convergono in un solo punto che non esiste più.

Leggere Valentina D’Urbano è sempre una certezza. Il suo modo di raccontare la complessità dell’animo e delle relazioni, in contesti famigliari o sociali difficili, così come in diverse fasi della vita, dall’adolescenza all’età adulta, è stupefacente. L’intensità della sua scrittura è tale da catapultarti dritto dentro la storia, tanto da farti provare le stesse emozioni che muovono i suoi personaggi. “Tre gocce d’acqua” ne è la riprova. Pagina dopo pagina Celeste, Pietro e Nadir ti rapiscono un pezzetto di cuore, lasciandoti dentro la certezza che quella parte di te resterà per sempre legata a loro e a questo nuovo indimenticabile romanzo firmato dalla D’Urbano.

“Tre gocce d’acqua” di Valentina D’Urbano
Giugno 2021, Mondadori
Pagine 369
Prezzo di copertina 19 euro

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