Devozione | Charlotte Wood

Una donna sceglie il silenzio e la solitudine di un convento per sottrarsi alla propria vita, ma il passato non si lascia abbandonare così facilmente. Attraverso una scrittura rarefatta e ipnotica, Charlotte Wood racconta in “Devozione” (Fazi) la ricerca di sé, tra senso di colpa, perdono e domande che non cercano risposte

Scritto da Carlotta Pistone
"Devozione" di Charlotte Wood

La maggior parte dei libri colpiscono per la quantità di accadimenti che si susseguono tra le loro pagine, molti meno rivelano invece la propria forza in una sorta di immobilismo. Devozione di Charlotte Wood, pubblicato in Italia da Fazi Editore, appartiene alla seconda categoria. Un romanzo intimo e rarefatto, lento ma a tratti spiazzante, costruito più sui pensieri che sulle azioni, capace di progredire per domande senza cercare risposte.

Una donna di mezza età, di cui non si conoscerà mai il nome, decide all’improvviso di abbandonare tutto. Il marito, il lavoro, le amicizie, la città in cui abita, Sydney. La sua non è però una fuga plateale, non c’è alcun motivo chiaro che l’abbia spinta a tanto. Semplicemente un giorno ha capito di non riuscire più a vivere dentro la propria vita e ha scelto un luogo in particolare dove potersi fermare. Si tratta di una piccola comunità religiosa che aveva avuto modo di visitare tempo prima e che sorge in un angolo remoto e arido dell’altipiano Monaro, non a caso dove lei è cresciuta. 

Una scelta, quella del convento, che può apparire paradossale: la donna infatti è atea e non cerca la conversione, anzi, si mostra spesso ostile rispetto alla fede. Eppure tra queste suore sembra trovare ciò di cui ha disperatamente bisogno: una quotidianità regolata da gesti semplici e sempre uguali, la solitudine, il lavoro umile, lo scandire delle preghiere, la possibilità di sottrarsi alle aspettative degli altri, e il silenzio.

Essere qui riporta a una condizione infantile; le ore sono lunghissime e si aspetta tanto, fissando lo spazio. Nessuno mi chiede niente, nessuno si aspetta niente.

Un silenzio che se all’inizio assume la forma di liberazione, lentamente diventa però uno spazio nel quale la donna è costretta a fare i conti con ciò da cui è fuggita. Perché la calma non coincide con l’assenza di conflitto. La protagonista si è allontanata dal rumore del mondo e si ritrova ad ascoltare ciò che il rumore le impediva di sentire.

Allo stesso modo, anche la quiete della vita monastica non è destinata a durare a lungo.

Tre fatti perturbanti si presentano infatti a incrinare l’equilibrio del convento: una vera e propria invasione di topi, il ritrovamento dei resti di una suora che aveva vissuto lì, poi scomparsa molti anni prima in Thailandia, e l’arrivo di una nuova religiosa e nota attivista per l’ambiente, Helen Parry, che appartiene al passato della protagonista.

E laddove i topi, con il loro moltiplicarsi ossessivo e implacabile, assumono il significato simbolico di quei sentimenti che non si possono banalmente chiudere fuori dalla porta, come il senso di colpa, Helen Parry rappresenta la necessità di dare e ricevere il perdono, che non vuol dire necessariamente riconciliarsi e dimenticare.

Quando ripenso alle fasi della mia vita, vedo alle mie spalle una serie di stanze, ognuna con una porta che conduce a un’altra, che conduce a un’altra e a un’altra ancora. Le stanze non sono proprio vuote, non sono del tutto buie però sono ombrose, piene di forme indistinte, e non mi piace molto pensarci. Quando sento il nome “Helen Parry”, ripercorro a ritroso quella fuga di stanze, immerse in un buio profondo.

La protagonista, ritiratasi in convento per sottrarsi alla propria vita, scopre così che non è possibile sottrarsi a sé stessi, perché ciò che si è tentato di accantonare, ovunque ci troviamo, continua a raggiungerci. E ovunque ritornano i ricordi, ritornano le persone, ritornano le colpe.

In Devozione, Charlotte Wood trasforma quindi il convento in un luogo non tanto religioso, quanto esistenziale, attraverso il quale porta a interrogarsi su questioni complesse e scomode: che cosa significa essere buoni? Quanto siamo responsabili del dolore che provochiamo agli altri? È possibile fare pace con sé stessi? Cosa rimane quando la speranza viene meno? E soprattutto, che cosa succede quando ci si rende conto che la vita che abbiamo vissuto non ci appartiene più?

Ma Devozione non ruota solo attorno all’interiorità. Sullo sfondo c’è un mondo che cambia e richiede attenzione, una natura fragile, la consapevolezza della perdita e dell’estinzione, e c’è soprattutto la sensazione che l’essere umano non sia più al centro di qualcosa che credeva di poter controllare.

Con una scrittura asciutta, controllata, spesso ripetitiva tanto da diventare ipnotica, Charlotte Wood non cerca l’effetto, non forza le emozioni ma predilige il distacco emotivo, e soprattutto non spiega. Devozione è un romanzo che racconta sottovoce, una vera esperienza di lettura per chi sente di potersi lasciare attraversare da una storia senza il bisogno di farsi trascinare, accettando che qualche volta le domande sono più importanti delle risposte.

“Devozione” di Charlotte Wood
Traduzione di Manuela Francescon
14 Aprile 2026, Fazi Editore
Pagine: 252
Prezzo di copertina: 18,50 euro

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