Il nuovo nome della felicità | Anna Johnston

Anna Johnston con il suo romanzo “Il nuovo nome della felicità” (Corbaccio), rivela l’importanza della famiglia che ci si sceglie, del perdono e delle seconde possibilità. Un esordio profondamente umano capace di commuovere e far sorridere, e che presto diventerà una serie Netflix

Scritto da Carlotta Pistone
Il nuovo nome della felicità di Anna Johnston

Ci sono romanzi che scaldano il cuore, ricordando che la speranza può arrivare proprio quando si è smesso di cercarla. È questo il caso dell’esordio letterario di Anna Johnston, “Il nuovo nome della felicità”, pubblicato in Italia da Corbaccio.

Hannah ha quarant’anni, è incinta del suo primo figlio che dovrà crescere da sola, mentre l’attività che ha aperto e a cui si è tanto dedicata non sta rendendo abbastanza. Poi c’è la sua infanzia, segnata da un terribile lutto e da un inaccettabile abbandono, che le ha insegnato da adulta a contare solo su se stessa e a proteggersi dietro una corazza di diffidenza.

Fred di anni ne ha ottantadue, da dieci ha perso la sua adorata moglie stroncata da un brutto male ed è appena rimasto senza casa dopo aver speso ogni suo bene nelle più costose cure mediche. Sulle spalle porta il peso di errori che non riesce a perdonarsi, a causa dei quali, una volta diventato vedovo, si è isolato dal mondo.

Entrambi anime ferite, hanno ben poche aspettative rispetto al loro futuro.

Quando per un incredibile scambio d’identità Fred si ritrova in un’accogliente casa di riposo, sulle prime cerca in tutti i modi di spiegare il malinteso. Il problema è che nella struttura soffrono quasi tutti di demenza senile, incluso Bernard, l’uomo esteticamente uguale a lui di cui ha preso il posto, quindi il personale è abituato a ignorare le stranezze dei pazienti. Seppur attanagliato dal senso di colpa, Fred non può quindi fare altro che approfittare di quello che a lui sembra un lussuoso soggiorno di villeggiatura, con ottimi pasti, infermieri e assistenti che si prendono cura di lui e nuove amicizie che crea con gli altri ospiti. In particolare con Albert, che non ha mai superato la morte in giovane età del fratello, e che guarda caso si chiamava proprio Fred. Tutti lo apprezzano, gli chiedono consigli e si stupiscono di come all’improvviso sia cambiato. Bernard, infatti, era ben più malandato di salute, e parecchio scorbutico. L’unica a mostrarsi ostile con lui è l’operatrice sociosanitaria Denise, che in realtà è poco disponibile con chiunque in un periodo della sua esistenza in cui le sta crollando il mondo addosso.

La curiosità di Fred lo porta comunque a chiedersi spesso che uomo fosse Bernand, e quando un giorno trova sotto il letto una scatola rossa che gli apparteneva, il suo contenuto lo spiazza. Una foto, un frammento di legno, un coccio di ceramica viola e soprattutto una lettera che non è mai stata inviata, indirizzata alla figlia. Hannah. Sarà Fred a fargliela avere.

Hannan all’inizio non vuole avere nulla a che fare con colui che crede suo padre, e che non vede da trent’anni. Nutre un profondo rancore nei suoi confronti e non vuole accettare le giustificazioni che le sono state rivelate da un pezzo di carta. Quando decide di andare a trovarlo per rinfacciargli le sue colpe qualcosa però in lei si smuove, e durante i successivi incontri, sempre più lunghi e ravvicinati, si rende conto di quanto la persona che si trova di fronte dimostri il sincero desiderio di conoscere la donna che è diventata. D’altronde, se Fred sente nascere per Hannah un affetto speciale, quello che avrebbe donato alla figlia che non ha mai avuto, lei ha bisogno di una figura paterna presente e amorevole che le è sempre mancata e, colmando quel vuoto, di comprendere e concedersi l’opportunità di assolvere.

Tale padre, tale figlia, pensò Fred. Peccato che non fossero nemmeno parenti. Fu sul punto di soccombere di nuovo al senso di colpa, ma questa volta aveva un’arma per combatterlo: l’amore paterno. Perché ormai era completamente conquistato da sua «figlia», Hannah.

Così, mentre il loro rapporto si fa sempre più tenero e autentico, i loro rispettivi passati riaffiorano chiamandoli a fare i conti con ciò che hanno perduto, ma che forse possono ancora ritrovare.

In questo suo esordio, che diventerà una serie Netflix, l’autrice australiana intreccia una storia intensa e profondamente umana, che commuove e a tratti fa sorridere. Grazie a Fred, ad Hannah e al loro tanto inaspettato quanto fortunato incontro, “Il nuovo nome della felicità” rivela come la famiglia possa assumere forme inaspettate quando ci si sceglie, al di là dei legami di sangue, e come il perdono possa diventare un atto di coraggio regalando una seconda possibilità di essere e far sentire felici.

“Il nuovo nome della felicità” di Anna Johnston
Traduzione di Maria Olivia Crosio

19 Maggio 2026, Corbaccio
Pagine 256
Prezzo di copertina 18,00 euro

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