Emerson e Amos sono amici per la pelle dai tempi del college, quando erano due brillanti sportivi belli come il sole. E a distanza di trent’anni continuano a considerare la loro amicizia solida, indistruttibile, necessaria. Almeno in apparenza. Le loro famiglie borghesi, le mogli Retsy e Claire, le figlie sedicenni Sophie e Anna, fanno parte del pacchetto del loro legame. Organizzano pranzi e cene, trascorrono vacanze insieme. Però, anche se non lo ammetterebbero mai ad alta voce, qualcosa tra i due uomini si è sfilacciato. La stima e l’appoggio incondizionato che per una vita si sono offerti l’un l’altro, hanno perso la consistenza di quella spontaneità incondizionata che da sempre credono sia il doppio nodo del rapporto che li unisce.
I tre giorni di inizio ottobre durante i quali festeggeranno il cinquantaduesimo compleanno di Emerson, nella bellissima casa di campagna alle porte di New York di quest’ultimo, sono il palcoscenico narrativo ideale che Hal Ebbott, con il suo romanzo d’esordio “Segreti tra amici” (pubblicato in Italia da Guanda), ha deciso di allestire per portare a galla tutte le incomprensioni che si sono create tra Emerson e Amos. Che mai, però, vengono però dichiarate apertamente, ma restano latenti. Rovinano a tratti l’atmosfera, che rispetto a una volta si è fatta più pesante, ma resta intatto il bisogno di continuare a dimostrare che tutto procede liscio come prima. Forse ancora meglio, visto che ormai sono adulti fatti e finiti, realizzati, e non gli resta che godersi quella vita che si sono meritati.
Ognuno, a modo suo, ripenserà a questo viaggio. Si stupirà di quanto fosse stato banale, lo scandaglierà alla ricerca di segni premonitori. La rottura c’era già? Era irreparabile. Se lo chiederanno. Non sapranno rispondere.
Così Emerson, avvocato di successo, non può affermare che vede Amos rimpicciolito, che in fondo l’ha sempre considerato inferiore a lui. Certo, acuto e intelligente, con il suo fiume di storie accattivanti, ma che arrivano da un passato di miseria, da una famiglia disfunzionale, da un ceto basso. E adesso come tollerare ancora quel suo atteggiamento un po’ da vittima, un po’ da scroccone? E Amos, rilassato psicoterapeuta, non potrebbe mai riconoscere che in effetti si sente sminuito, che patisce lo sguardo supponente dall’alto in basso di Emerson, con la sua presenza spavalda e senza macchia. E che pure la moglie Claire, che ha conosciuto grazie a lui, lo tratta con la stessa sufficienza. Il loro è uno scontro di classe da sempre nascosto come polvere sotto il tappeto, e ora sono i piccoli gesti, gli sguardi di sottecchi, i dispetti fatti passare per innocui scherzetti, a raccontare al lettore il rancore dell’uno e l’invidia dell’altro. Per le mogli la situazione si inverte: Retsy, frivola e un po’ insignificante, vive all’ombra del marito, e crede di non sentirsi in soggezione di fronte a Claire, medico realizzato e pragmatico che salva vite, e ha salvato anche Amos da uno scialbo destino. Dal canto loro, le due ragazzine si stanno allontanando. Si vogliono bene in quanto riflesso dei genitori, ma cominciano a rendersi conto della forzatura della loro amicizia adolescenziale. Si potrebbe comunque concludere che finita la breve vacanza, nulla sia cambiato sulla superficie patinata e gioviale delle loro esistenze. Invece qualcosa è accaduto. E ha a che fare con Anna.
Ogni pagina di Ebbott è assolutamente introspettiva. Ma se nella prima parte del romanzo c’è una spiazzante discrepanza tra ciò che viene mostrato e ciò che viene pensato dai personaggi, in particolare dai due uomini, nella seconda il dolore di Anna si fa palpabile, dentro di lei e sul suo corpo, nei suoi movimenti, sulle decisioni che prende, sul modo nuovo e sbagliato che ha di percepirsi nel mondo. Anna, otto mesi dopo quei tre giorni, dopo quella sera, è una ragazzina spaventata e persa, che vorrebbe confessare ma non può, perché teme giudizi e conseguenze. Soprattutto è convinta che non verrà capita e creduta. E trascorre le sue giornate inerme. Anna corre per la città e ruba.
Qualsiasi immagine della sua vita futura Anna si fosse fatta, adesso era diversa. Lei era stata cambiata, il futuro andava ripensato. Lo facevano tutti – provare a raffigurarsi come sarebbero state le cose – ma Anna aveva la sensazione che per lei questo fosse addirittura un atto di sopravvivenza.
È Amos a scoprire la verità. A rivelargliela è la stessa Anna quando sarà costretta a giustificarsi, quando si arrabbierà per l’ostinata cecità che le è stata riservata. E aveva ragione lei. Il suo segreto ha il potenziale di una bomba capace di far esplodere ogni equilibrio, ma quando gli adulti dovranno fare i conti con se stessi e tra loro, la decisione da prendere, che sarebbe la più ovvia e giusta, non sarà la più scontata. Perché, come dirà Claire: «Non ha alcun senso». E accettare che ce l’abbia vorrebbe dire, da parte di ciascuno, rinunciare a troppo.
“Segreti tra amici” è un romanzo di una sincerità disarmante e disturbante, un tuffo in profondità nel pensiero adulto quando si fa malsano, risentito, a volte pericoloso. Un pensiero che in un mondo privilegiato dove tutto deve funzionare prima agli occhi degli altri che ai propri, si trasforma e si concretizza senza il sufficiente rimorso, senza un adeguato spazio per l’esitazione, in rigido opportunismo, nella forma più bassa di ipocrisia, nel vantaggio del silenzio.
“Segreti tra amici” di Hal Ebbott
Traduzione di Carlo Prosperi
17 Aprile 2026, Guanda
Pagine 288
Prezzo di copertina 20,00 euro
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