La figlia sbagliata | Dandy Smith

"La figlia sbagliata" di Dandy Smith (Piemme): un thriller psicologico sulla memoria che inganna e sulle verità che fanno più paura delle bugie

Scritto da Marta Elena Casanova
"La figlia sbagliata" di Dandy Smith

Ci sono thriller che puntano tutto sul colpo di scena. E poi ci sono quelli che scavano, lenti e metodici, nella zona più fragile che abbiamo: la memoria. “La figlia sbagliata” di Dandy Smith (Piemme) appartiene alla seconda categoria, ma con la furbizia narrativa della prima. Ti tiene lì, col fiato sospeso, ma sotto sotto ti sta facendo una domanda molto più scomoda: quanto ti puoi fidare di quello che ricordi?

La storia parte da una ferita mai chiusa. Sedici anni prima: una sera d’estate che sembra innocente tra popcorn e televisione, due sorelle di dieci e tredici anni che giocano a fare le grandi, Olivia, la più grande, che scompare. Rapita sotto minaccia di un coltello, mentre Caitlin vede tutto incapace di reagire, aspettando il rientro dei genitori. Da quella notte la famiglia implode: il tempo non guarisce, si limita a stratificare il dolore. E quando, sedici anni dopo, una donna si presenta alla porta dichiarando di essere Olivia, ogni minimo equilibrio viene stravolto.

Ha gli stessi occhi. Le stesse movenze. La stessa voce.

Ma qualcosa non torna.

Il romanzo alterna la prospettiva di Caitlin con quella di Elinor, un’orfana che vive isolata in campagna con il fratello e uno zio ambiguo che appare solo nei fine settimana. È evidente che le due linee narrative siano destinate a convergere, e il bello sta proprio nell’attesa. Come? Quando?

Dandy Smith costruisce un meccanismo a incastro che gioca con il lettore. Non si limita a raccontare un mistero, ma lo dissemina di dettagli, omissioni, contraddizioni.

Il vero cuore del romanzo non è il rapimento. È l’identità. È il trauma che plasma i ricordi fino a farli diventare altro. La memoria non è una ripresa cinematografica: è un narratore inaffidabile che riscrive, protegge, altera. Caitlin, che ha portato avanti la sua vita senza la sorella, destinata a fare le sue scelte per cercare di rendere felici i suoi genitori, è convinta di sapere cosa è successo quella notte.

Ma è davvero così? O la mente ha costruito una versione più sopportabile dei fatti?

Smith esplora anche le dinamiche familiari con una certa lucida crudeltà. Quando una figlia sparisce, l’altra resta. E vivere nell’ombra di chi è stata idealizzata è una forma di sopravvivenza complicata, quasi crudele. Caitlin non è solo la sorella rimasta: è la sorella che ha visto, la sorella che avrebbe potuto fare qualcosa, la sorella che forse sa più di quanto voglia ammettere. Il senso di colpa è un animale silenzioso, ma qui ruggisce.

Il ritmo è serrato ma non frenetico. I capitoli brevi aiutano la tensione, e il continuo cambio di punto di vista alimenta quella sensazione di instabilità che è il marchio del libro. Quando le due linee temporali si fondono, il quadro non si chiarisce subito, anzi sembra complicarsi.

Il tema della “figlia sbagliata” è più di un titolo accattivante. È una provocazione. Chi è davvero la figlia giusta? Quella che ritorna o quella che è rimasta? E soprattutto: cosa succede quando la verità è più distruttiva della menzogna?

In un panorama affollato di storie su rapimenti e identità rubate, “La figlia sbagliata” prova a fare un passo in più: non cerca solo il colpevole, ma mette sotto processo la memoria. E quella, si sa, è un giudice capriccioso.

“La figlia sbagliata” di Dandy Smith
Traduzione di Lucia Visonà
12 Febbraio 2026, Piemme
Pagine: 416
Prezzo di copertina: 22,00 euro

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