Sara possiede una straordinaria capacità che è indubbiamente un dono, ma anche il risultato della sua più grande passione, quella per l’arte, che ha poi trasformato in professione.
Organizzatrice di mostre, la giovane infatti si rapporta al mondo esterno associando le situazioni che vive e le persone che incontra a capolavori della pittura, in particolare moderna. Da Degas a Monet, passando per Hayez, Cezanne e Klimt, fino all’Urlo di Munch, per lei l’unica forma di dialogo che la fa sentire a proprio agio con gli altri consiste nel citare soggetti, tecniche, stili dei più famosi maestri che conosce fin nei minimi dettagli.
Tutto è nato quando era appena una bambina e in visita al Louvre si è imbattuta nel ritratto di mademoiselle Caroline Rivière, dipinta da Ingres. Quadro di cui da allora possiede un poster con cui ha iniziato a parlare, sfogarsi, confidarsi a tredici anni, dopo un intervento all’addome di cui porterà per sempre dentro e fuori una profonda cicatrice. Un’immagine, quella di Caroline, che le infonde sicurezza e l’ha accompagnata in ciascuno dei suoi tanti viaggi. O meglio, traslochi, visto che Sara ha trascorso infanzia e giovinezza sballottata tra nazioni e continenti al seguito del padre diplomatico, costretta a cambiare continuamente scuole, a imparare nuove lingue, senza avere mai la possibilità di creare amicizie e rapporti duraturi.
L’arte, per lei, è dunque diventata una compagna fedele, ma anche una via di fuga dai dispiaceri, e soprattutto una corazza, la sola arma che crede di possedere per colmare la solitudine che ha sempre fatto parte della sua esistenza e così vincere il carattere introverso che la contraddistingue.
Trasferitasi a Roma ai tempi dell’università, Sara alla fine ha trovato una certa stabilità nella casa dei nonni materni, venuti a mancare e a cui era molto affezionata, un rifugio che sente davvero suo, con un magico affaccio su Villa Torlonia, che era stata la residenza di Mussolini.
Quando accetta di occuparsi della creazione di una piccola ma preziosa casa-museo nel cuore dell’Aventino, non sa ancora che l’incontro con la signora Silvana Cordelli Puskin La Manna, anziana collezionista che deve i suoi cognomi a ben tre matrimoni, si rivelerà un momento catartico. Sara, infatti, ha il cuore spezzato e al contempo un’importante decisione da prendere che potrebbe stravolgere la sua vita. Da un lato il giovane e rampante avvocato milanese Giulio, con cui per un tanto breve quanto intenso periodo si era illusa di poter costruire la sua prima vera relazione, l’ha invece delusa nel peggiore dei modi. Dall’altro il jazzista di fama internazionale Gill Bento, uomo schivo, taciturno ed enigmatico, che sembra aver trovato in questa ragazza così particolare e sensibile uno spiraglio di luce e una musa ispiratrice, vorrebbe che lei lo seguisse a San Francisco per scrivere la sua biografia.
Spinta dalla signora Silvana e dalla sua migliore amica Mariuccia a concedersi una possibilità, almeno professionale, al fianco del celebre pianista, Sara deciderà ancora una volta di partire lasciandosi tutto alle spalle, incluso il suo lavoro nell’arte, alla volta di un’avventura che le aprirà le porte di un nuovo mondo.
L’impatto con la realtà in cui viene catapultata si rivela fin da subito difficile da affrontare, anche perché non tutti la vedono di buon occhio e comprendono il suo ruolo lì e nell’esistenza di Bento. Lei per prima si sente spaesata e fuori luogo. Ma ben presto comincerà ad apprezzare quella musica meravigliosa di cui fino ad allora sapeva poco o niente, a legare con la fidata cerchia del jazzista e a barcamenarsi tra infinite prove in studio e lunghi tour in ogni dove. E ovviamente le riviste scandalistiche non si risparmieranno nel vociferare su una presunta relazione amorosa tra il musicista e questa giovane agli antipodi della supermodella sua ex moglie.
Ma qual è la vera natura del rapporto tra Sara e Gill? Mentre lui si dimostra scostante, lanciandole segnali di un interesse che si spinge ben oltre il lavoro, per poi ritirare la mano e tornare a chiudersi nel proprio guscio, lei approfitta della stesura della biografia per cercare di venire a capo delle tante ombre che, è evidente, tormentano l’uomo.
Intanto, trascorsi ormai mesi dal trasferimento negli Stati Uniti, Sara è profondamente cambiata. Il poster di mademoiselle C. è rimasto nella sua casa romana e lei sembra aver imparato a cavarsela senza aver più bisogno dell’arte come filtro e sostegno. Non ha però rinunciato al supporto della signora Silvana, che attraverso lunghe telefonare e le sue storie da favola, continua a dimostrarsi una guida per la giovane donna.
E lo sarà anche negli anni a venire, quando Sara dovrà affrontare una penosa tragedia che la porterà ancora una volta ad abbandonare tutto e tutti, peregrinando di luogo in luogo decisa a perdersi nel proprio dolore. Il percorso di risalita si rivelerà per lei faticoso, spesso insostenibile, ma il destino si presenterà lungo la sua strada per concederle un’altra possibilità di essere felice, e non da sola…
“Il poster di mademoiselle C.” di Paola Latorraca, pubblicato da Edizioni Croce, è un romanzo che affascina fin dalle prime pagine grazie al talento così unico e naturale con cui Sara, per proteggersi, ha imparato a cogliere e interpretare realtà e relazioni, attraverso l’arte, appunto. Una lettura che, seguendo le complesse vicissitudini della protagonista, si fa poi sempre più coinvolgente in un susseguirsi di gioie e tante sofferenze che la costringeranno più volte a dover riprendere in mano una vita sempre sul punto di sfuggirle.
“Il poster di mademoiselle C.” di Paola Latorraca
11 Luglio 2025, Edizioni Croce
Pagine 256
Prezzo di copertina 20,00 euro
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