L’Anna che verrà | Annalisa Menin

“L’Anna che verrà” pubblicato da Giunti, romanzo conclusivo della trilogia di Annalisa Menin che segue “Il mio ultimo anno a New York” e “Il traghettatore”, è un viaggio emotivo tra perdita, rinascita e libertà. Una storia di coraggio e riscoperta di sé

Scritto da Marta Elena Casanova
Annalisa Menin con l'Anna che verrà

C’è una sera, una qualunque, di quelle in cui il caldo si appiccica addosso e i pensieri si fanno pesanti, in cui Anna, quasi quarant’anni, chiama la sua migliore amica in preda a un attacco di panico. E non è l’ennesima telefonata post disastro sentimentale, ma il grido di chi non si riconosce più.

Così inizia L’Anna che verrà” (Giunti), romanzo conclusivo della trilogia di Annalisa Menin iniziata con il volume autopub­blicato Il mio ultimo anno a New York (2017) e proseguita con Il Traghettatore (Giunti, 2021). Sin dalle prime pagine si capisce che  siamo davanti a una storia di rinascita, un racconto stratificato che si muove tra memoria e futuro, dolore ma anche bellezza.

Anna Venier, alter ego letterario dell’autrice, donna complessa, potente e fragile, che dopo anni a New York, città viva e spietata che ti trascina e che lei ama moltissimo, decide di tornare in Italia, nella provincia veneta da cui era partita per cercare se stessa altrove. È un ritorno che somiglia più a una fuga, ma anche al primo passo verso una riscoperta: un viaggio interiore più che geografico, che porta Anna a Casa Bohemia, un’ex stazione ferroviaria trasformata in rifugio dove, tra orti, galline e corsi di filosofia, tutto rallenta e si ridiscute.

Annalisa Menin ha scritto una storia che affonda le radici nella propria esperienza personale: la perdita del marito a causa di un cancro a trent’anni, il dolore inaccettabile che diventa impulso creativo, la scrittura come ancora di salvezza.

Il libro è diviso in due parti, L’Anna che era e L’Anna che verrà, a segnare un prima e un dopo nella vita della protagonista, e forse anche in quella di molte lettrici. Nella prima parte si affrontano con profondità e delicatezza temi come le relazioni disfunzionali e la dipendenza affettiva da una relazione che non ha molto a che fare con l’amore e molto con la perdita di sé. E il libro ha la forza di dire che no, la dipendenza emotiva non è una colpa, non ha un solo volto, e può accadere a chiunque.

“Per metà della nostra storia la maggior parte di ciò che era malato e disfunzionale aveva a che fare con la sfera personale. Ma piano piano ci fu uno spostamento sul livello professionale”.

Nella seconda parte entra in scena una domanda sospesa nel tempo: Anna ha ancora la possibilità di diventare madre del marito scomparso. È una scelta etica, emotiva, personale affrontata senza retorica, che racconta un’Italia dove questi temi sono ancora troppo spesso sussurrati.

La scrittura di Annalisa Menin resta in equilibrio tra introspezione e leggerezza. Ogni parola lascia il tempo per ascoltare, immaginare, capire. Casa Bohemia, con il suo giardino all’inglese, è più di un’ambientazione: è metafora di quello che accade ad Anna. Anche lei, come quel giardino imperfettamente armonioso, torna a crescere senza più il bisogno di aderire a un modello, ma trovando bellezza nell’inatteso, nell’asimmetria, nella libertà.

“L’Anna che verrà” è un romanzo che non offre formule magiche, ma traccia un percorso possibile. Non c’è un “e vissero felici e contenti”, ma il suggerimento che esiste sempre una possibilità di cambiare, ricominciare, tornare a scegliersi. E che la relazione con noi stessi è, forse, la più complicata e preziosa di tutte.

“L’Anna che verrà” di Annalisa Menin
21 Maggio 2025, Giunti
Pagine 240
Prezzo di copertina 16,90 euro

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