Valentina Grotta ci racconta il suo romanzo d’esordio

Valentina Grotta, con "Una storia più giusta del mondo" (Prospero Editore), racconta la necessità di dare un senso a una scomparsa, portandoci tra il passato e il presente della sua protagonista, Isabella. Ecco la nostra intervista all'autrice.

Scritto da Carlotta Pistone
Storia Giusta

Isabella vive a Milano e fa la giornalista, mestiere che quasi inconsciamente ha scelto sulla scia di una sorta di ossessione: quella per la ‘scomparsa’ delle persone. Isabella ha anche una bella famiglia, che ama, ma che non riesce a distoglierla dal suo passato. Un passato di bambina e di adolescente vissuto nella periferia napoletana e segnato da una sparizione a cui non è mai riuscita a dare un senso e di cui – forse a ragione – si sente in parte responsabile. La sua strana, bella, enigmatica migliore amica Rita un giorno, semplicemente, si è volatilizzata. Isabella non si è mai arresa nel cercarla, e adesso, a quindici anni di distanza, quando decide di mollare tutto per rimettersi sulle sue tracce, si rende conto che forse lei è l’unica a non sapere, o a non aver voluto capire, che fine Rita abbia fatto.

Con il suo romanzo d’esordio “Una storia più giusta del mondo”, pubblicato da Prospero Editore, Valentina Grotta si districa molto bene tra il passato e il presente della sua protagonista, portando il lettore a focalizzarsi sugli aspetti centrali del libro, ossia quelli a cui ruota attorno la necessità di ‘scoprire’ che ha profondamente influenzato la vita di Isabella. Il tutto senza sbavature inutili, grazie a una scrittura consapevole e a una narrazione precisa e coinvolgente.

Ma ora lasciamo la parola all’autrice con il suo romanzo “Una storia più giusta del mondo”:

  • Storia giusta

    Valentina Grotta – Foto @ Pietro Masturzo

    Valentina, tu non sei nuova alla scrittura, ma questo è il tuo primo romanzo. Ci racconti come e quando è nato “Una storia più giusta del mondo”?

L’idea di questo libro è nata nel 2011. Volevo raccontare la storia di qualcuno che deve affrontare la sparizione di una persona amata, in un momento della propria vita in cui non ha strumenti per farlo. Ho scritto parti del libro in periodi molto diversi della mia vita. Due anni fa ho deciso che era arrivato il momento di mettere insieme i pezzi.
Nel corso degli anni la storia si è arricchita di un contesto particolare quando sono venuta a conoscenza della vicenda di Federico Caffè. Caffè era professore di Politica economica e finanziaria a “La Sapienza” e a un certo punto della sua vita, dopo aver insegnato per anni, scompare. Non venne mai ritrovato e la sua sparizione è ancora un mistero irrisolto. Ermanno Rea ha scritto un libro bellissimo sulla storia di Caffè, “L’ultima lezione”. A partire da Caffè mi sono documentata su altri personaggi storici che sono spariti senza tornare più. Sparire è un’uscita di scena molto interessante.

  • Isabella, la tua protagonista, nonché voce narrante, la conosciamo che è ormai una donna adulta, anche se per buona parte del libro lei stessa ci riporta al suo passato. E il filo conduttore tra questi due piani temporali è l’ossessione per il concetto di ‘scomparsa’, riferito a una ben precisa persona che è sparita. Chi è Rita, cosa rappresenta per Isabella e in che modo ne ha cambiato l’esistenza?

Rita è il legame con l’ignoto. Già dalla sua comparsa nella vita di Isabella: è orfana, cosa che la rende particolare agli occhi di tutti. Isabella diventa la sua migliore amica, ma questo sentimento non è esattamente ricambiato. Ma in realtà nessuno nel loro gruppo sa cosa sia l’amicizia, l’amore, vanno tutti a tentoni. Si muovono senza che qualcuno gli abbia insegnato il linguaggio dell’amore, dell’affetto e – quando diventano adolescenti – nessuno gli spiega nulla nemmeno del sesso. Da qui, nella storia, parte qualunque rapporto di potere: da uno sbilanciamento della conoscenza. I ragazzi, per esempio, ne sanno più delle ragazze in materia di sesso e questo li mette in una posizione di superiorità, se non di prevaricazione. Rita cambia l’esistenza di Isabella per questo suo essere fuori dallo schema conosciuto: è senza genitori, ma sembra anche essere senza paura. Isabella tenterà di proteggerla, ma le è evidente fin da subito che Rita non vuole essere protetta.

  • Ci sono poi altri due temi molto forti che tornano spesso nel romanzo e che in qualche modo sono sempre collegati, ossia la memoria e il dolore. Ce ne vuoi parlare?

Per come ho strutturato la storia non esiste presente senza il passato. Non a caso i capitoli che narrano la storia di Isabella da adulta e di Isabella da bambina sono alternati. Ma a parte questo semplice schema, ho tentato di evitare in tutti i modi quello che ora viene considerato un cliché della narrazione, ovvero il trauma ben custodito. Ho provato a dichiarare abbastanza presto quale fosse lo strappo, il dolore, perché il centro della storia non era andare a caccia del trauma di Isabella. Volevo raccontare le difficoltà che può avere un’adolescente priva di strumenti emotivi nel momento in cui si trova ad affrontare un evento così misterioso. La sofferenza capita nella vita di tutti, ed è utile zittirla tanto quanto togliere la corrente all’allarme antincendio mentre sta suonando. Può essere molto pericoloso. A partire da quello strappo iniziale nascono una serie di rimedi di fortuna: la cartomante, il giornalismo. Tutte le strade potevano essere quelle giuste, per Isabella, al fine di trovare l’amica. Ma la fortuna di un percorso come questo è che la ricerca è sempre segnata dal ritrovamento di altro, lungo la strada. Pavese lo chiamava “destino”.

  • Isabella è una giornalista – mestiere che ha scelto non a caso –, ma è anche una madre con una storia particolare, e una moglie che sta affrontando un periodo non facilissimo con il marito. Ci racconti qualcosa della tua protagonista? In lei c’è qualcosa di te?

Nel libro ci sono molti episodi reali della mia vita che ho trasformato per poterli raccontare. La vera autobiografia, se esiste, mette sempre un po’ in pericolo. D’altra parte non è possibile che un libro non parli in qualche modo di chi lo ha scritto. Ma per quanto riguarda Isabella ho cercato di creare un personaggio che fosse il più possibile un punto di vista sulle cose, come una macchina da presa. Più che sentire, Isabella osserva, commenta, analizza. È una persona, una madre, una giornalista, ma gli accadimenti sono un po’ lontani per lei dal punto di vista emotivo. È una conseguenza del suo passato? Probabile. Questo, però, mi ha permesso di essere più distaccata. L’ho raffreddata molto, ma mi interessava di più che reagisse agendo che soffrendo.

  • Di Milano, città in cui ora vive Isabella, si parla poco. Invece, durante la lettura, respiriamo in più punti il grande fascino – magnetico e al contempo respingente – di un’altra città, quella delle sue e tue origini: Napoli. Quando sei tu, a tornarci, provi le medesime emozioni?

Il dialogo tra me e Napoli è una costante della mia vita. Sono partita e sono tornata molte volte. È una scelta, non mi è capitato per caso, l’ho voluto io. Non è facile rispondere a questa domanda se non dichiarando che sì, come Isabella, quando vado a Napoli bevo tutti i caffè che la mia gastrite mi permette.

  • Come abbiamo accennato nella prima domanda, tu non sei una scrittrice alle prime armi… hai già pubblicato una raccolta di racconti e hai lavorato per il cinema e la tv, anche come autrice. In che modo questi diversi approcci e forme di scrittura hanno influenzato la struttura di “Una storia più giusta del mondo”? 

Se volessi vantarmi potrei dire che quello che mi ha influenzato di più sono stati i miei studi sul cinema. Quando vado troppo per le lunghe a volte mi aiuta pensare a quante informazioni vengono omesse, nei film, senza perdere nulla della storia. Questo mi aiuta a tagliare. Ma se voglio scrivere un dialogo e non ci riesco prendo il primo volume del teatro di Eugene O’Neill e leggo. Questo non mi garantisce che poi mi vengano bene allo stesso modo, ma se da qualcuno bisogna prendere esempio, che sia un grande!

  • Infine, che consiglio ti senti di dare ad aspiranti autori che sono alle prese con la stesura o la pubblicazione del loro primo romanzo?

In “Che tu sia per me il coltello” Miriam, la protagonista, in una delle lettere che scrive a un uomo che non ha mai visto, ma con cui ha creato un legame attraverso la scrittura, scrive: “Cala la sera, la pioggia ristagna nell’aria e io ti scrivo. Talvolta c’è un foglio sotto la penna, ma la maggior parte delle volte no.”
Se potessi dare un consiglio lo darei anche a me stessa e sarebbe ispirato a questo passaggio: trova il tempo per pensare al tuo libro anche quando non scrivi.

“Una storia più giusta del mondo” di Valentina Grotta
9 Dicembre 2021, Prospero Editore
Pagine 182
Prezzo di copertina 15,00 euro

 

 

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