Scheda di valutazione di un manoscritto: cos’è e a cosa serve

Scritto da Laura Argelati
scheda

Se hai un libro nel cassetto, non vedrai l’ora di presentarlo a case editrici e pubblico. Prima, però, chiediti: “Il mio manoscritto è davvero pronto? Oppure ci sono punti di forza che potrei valorizzare e/o criticità da riconsiderare?”. Ecco qual è il compito di una scheda di valutazione professionale: rispondere a queste domande.

Per chi ha appena terminato la stesura del proprio manoscritto, specialmente nel caso di autori esordienti, la parola fine posta in ultima pagina non rappresenta un traguardo, bensì un nuovo punto di partenza.

Una volta completata la fase di scrittura, e ben prima di proporsi al mercato editoriale, ci sono infatti alcuni step che è consigliabile seguire. E tra i primi obbietti – tanto per gli aspiranti scrittori, quanto per gli affermati – figura senza dubbio quello di individuare, comprendere e migliorare punti forti e punti critici. Insomma, capire su quali elementi dell’opera vale la pena rimettere mano al fine di renderla accattivante agli occhi di case editrici, agenti letterari e pubblico.

Per avere una simile panoramica su un manoscritto, che sia concisa, ben delineata e veritiera, la strada più appropriata e rapida da percorrere è quella di affidarsi a professionisti e richiedere una scheda di valutazione, un servizio editoriale basato su precisi parametri e sull’oggettività di chi legge e valuta il testo.

La scheda, in genere concepita come una sorta di report, rappresenta quindi una tappa fondamentale per avvicinare il manoscritto alle fasi successive del processo editoriale, ossia la correzione delle bozze e l’editing.

Vediamo come può essere strutturata una scheda di valutazione e qual è la sua utilità per l’autore.

Ecco i punti fondamentali secondo noi:

  • Introduzione: genere letterario, pubblico di riferimento e rapido excursus sul manoscritto

Partendo dal presupposto che chi scrive di certo ha già un’idea del genere letterario di appartenenza del proprio lavoro (in primis se si tratta di un romanzo, un saggio, un reportage, un memoir, una biografia, etc..) e del pubblico a cui vorrebbe rivolgersi, identificare chiaramente questi due elementi risulterà poi decisivo per scegliere a quali case editrici presentare il manoscritto, oppure, nel caso dell’auto-pubblicazione, a quale target di lettori mirare. L’introduzione della scheda di valutazione, oltre a delineare questi due punti chiave, fornisce all’autore un accenno di quanto verrà approfondito in seguito.

  • Trama: i temi principali e come migliorarli

Passando alla trama, la scheda va a estrapolare i temi principali che emergono. In particolare saranno analizzati quelli che necessitano di un maggiore approfondimento per rendere la storia più incisiva e avvincente e, di contro, quelli in cui l’autore potrebbe aver ecceduto buttando troppa carne al fuoco. Insomma, ciò che interessa in questo step di valutazione, non è tanto quello che già funziona nella storia, ma quelle tematiche che meritano un’attenta riconsiderazione.

  • Personaggi: il giusto ‘carattere’ per i principali ‘attori’ del libro

Essenziale, poi, in un manoscritto, è la cura riservata dall’autore alla caratterizzazione dei protagonisti – se sono deboli, sono inutili – e alla scelta di quei personaggi a corollario che possono dare un’ulteriore spinta alla storia. Peculiarità estetiche ed emotive, pregi e difetti degli ‘attori’ di un libro, aiutano il lettore ad inquadrarli al meglio e a dargli il giusto peso, sia rispetto alle vicende narrate e agli altri personaggi, sia rispetto al proprio stato di coinvolgimento.

  • Dialoghi: pochi o tanti? Come gestirli?

Indipendentemente dal tipo di manoscritto, giocano poi un ruolo fondamentale i dialoghi, che possono aiutare a dare il giusto ritmo a un capitolo, a rendere più espliciti alcuni concetti nascosti tra le righe, a qualificare il rapporto tra diversi personaggi e a conferire a ognuno di essi un determinato spessore. Perché gli scambi di battute siano efficaci e non diventino controproducenti, l’ideale è che l’autore non ecceda in quantità e lunghezza. Inoltre devono rivelarsi appropriati e credibili rispetto alla storia raccontata.

  • Ambientazione: lacune e discrepanze nelle collocazioni spazio-temporali

Assolutamente da non trascurare è anche l’ambientazione, sia temporale che spaziale. L’occhio esperto che esamina il lavoro dell’autore terrà particolarmente conto della coerenza nella concatenazione degli eventi e nella descrizione dei luoghi dell’opera. Quindi l’esattezza del contesto storico e geografico, la giusta cronologia delle vicende, la logicità in riferimento a spazi e tempi.

valutazione manoscritto

  • Stile: grammatica e sintassi sono fondamentali, ma c’è dell’altro…

Altro nodo essenziale è quello dello stile dell’autore. Basilare, ovviamente, è la correttezza grammaticale e sintattica, insieme al buon uso della punteggiatura. Ma non vanno nemmeno trascurati la ricchezza lessicale (comunque mai da esasperare in eccesso), la capacità di trattare i temi con consapevolezza e con più o meno delicatezza a seconda di trama e genere, la coerenza generale della scrittura.

  • Incipit, finale, climax: tenere sempre alta l’attenzione del lettore è fondamentale

Perché un manoscritto risulti riuscito e ben strutturato, importante è saper dosare il peso e l’intensità di incipit, finale e di tutti i capitoli che intercorrono tra i due, affinché l’attenzione del lettore resti sempre alta. Un inizio banale e lento, magari confuso, sicuramente non incentiverà a proseguire la lettura. Un finale raffazzonato, pensato giusto per mettere la parola fine alla storia, rischia di deludere e di vanificare tutto il lavoro delle pagine precedenti, nonché la fidelizzazione del lettore allo scrittore. E in mezzo? Proprio nei capitoli centrali entra in gioco il climax, il punto – o i punti – di massima tensione e di convergenza della storia. Un esempio sono i colpi di scena, che non vanno riservati solo al finale. Importante, quindi, è non fare della trama una linea piatta, ma nemmeno un ‘sali e scendi’ tipo montagne russe.

  • Titolo: le prime parole scritte che si leggono saranno le ultime a essere definite

La scheda non può, infine, non valutare quello che è il primo elemento scritto che deve colpire il lettore, ossia il titolo. L’autore, soprattutto se avrà la possibilità di pubblicare con una casa editrice, deve mettere in conto che il titolo con cui si è presentata l’opera è assolutamente provvisorio. Quindi è meglio valutare delle alternative sulla base dei consigli proposti dalla scheda, che terranno conto di genere e pubblico (delineati nell’introduzione), dei temi trattati, del lessico e della lunghezza. Meritano attenzione anche i titoli dei capitoli, che dovranno essere riportati in un indice chiaro e strutturati in modo logico e coerente tra loro.

  • Ultimi consigli concreti per lavorare sul proprio manoscritto

Una volta considerati tutti questi aspetti e tutte le sfumature che implicano, in conclusione l’autore riceverà indicazioni e suggerimenti in merito a come migliorare concretamente il proprio manoscritto.

Rafforzare alcuni personaggi, snellire certi dialoghi, limare le descrizioni eccessive o renderle maggiormente evocative, eliminare lacune spazio-temporali, possono rivelarsi preziosi cambiamenti o ritocchi capaci di rendere l’opera più accattivante, più potente, più ricercata.

Un grande passo avanti verso quel viaggio che ha come destinazione l’approdo in una casa editrice.

Quanto è lunga e quanto costa la scheda di valutazione di un manoscritto?

In qualunque modo una scheda di valutazione venga strutturata, per essere valida, completa e costruttiva, dovrebbe prendere in considerazione tutti i suddetti parametri. Ciò non toglie che, a discrezione di chi propone questo servizio o di chi lo richiede, possano essere elaborate versioni più brevi, oppure che valutino solo determinati aspetti di un’opera, magari quelli su cui l’autore ha maggiori dubbi. Per arrivare al ‘dunque’, una scheda può variare dalle due alle cinque cartelle editoriali (le famose 1800 battute spazi inclusi). Un paio se riassunta o mirata, mentre si può arrivare fino a cinque o sei per una particolarmente esaustiva.

Attenzione, però: in genere il prezzo di una scheda di valutazione non viene stabilito in base alla sua lunghezza, ma a quella del manoscritto (espressa sempre in cartelle editoriali, ovviamente). Oppure si calcola il tempo impiegato a produrla, quindi con un costo a ore.

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