Fallendo si impara. Come? Ce lo spiega Laura De Benedetto

Scritto da Dayla Villani
libro fallimento

Falliscono i progetti, le aziende, non le persone. Un volume che raccoglie le storie di chi ha imparato con successo, a fallire.

Successo e fallimento, un binomio che reca con sé tanti significati.  Viviamo in una società in cui spesso l’errore non è contemplato e dove ci costa dire “Ho fallito”. Ma quanto la paura di fallire fa rinunciare a delle opportunità? Uscire dalla propria comfort zone non è cosa semplice, ma forse, dal fallimento, si può davvero imparare.

Ce lo racconta in un’intervista Laura De Benedetto, autrice del libro “Fallendo si Impara“.

Nata a Taranto, Laura si è laureata in Chimica a Torino, per poi continuare con la ricerca tra Cambridge e Potenza e un MBA  a Milano dove inizia a lavorare nel Marketing di aziende del settore ICT (Information Communication Technology) e in Consulenza Strategica.  Una indole perpetua e in continuo mutamento quella di Laura che, dopo anni di lavoro presso una grande azienda, la porta alla decisione di lasciare la propria comfort zone e a fondare la sua startup  MakeTank, con sede  nello spazio di co-working Impact Hub Firenze. Ed è proprio questa esperienza, unita all’emergenza Covid e a una casualità di eventi, a far nascere il suo libro “Fallendo si impara”.

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Bisogna saper sbagliare per imparare.  E’ questo il messaggio alla base del volume che raccoglie diverse storie di “fallimenti” che hanno poi aperto a nuove opportunità, nella vita privata così come in quella professionale. Degli esempi  di vita reale a cui tutti possono ispirarsi soprattutto per trarne insegnamento quando niente sembra andare nel verso giusto.

L’intervista a Laura De Benedetto:

  • Fallendo si impara. Da dove nasce l’idea? 

Quando ho chiuso la mia startup, sono rimasta a lavorare in Impact Hub dove ho curato blog, social e organizzato eventi tra cui le Fuckup Nights Firenze. L’idea  nasce proprio dalle Fuckup Nights,  in cui tre speaker ogni mese sono invitati a raccontare le loro storie di progetti falliti. Il referente della casa editrice Campi Magnetici ha partecipato a un paio di serate e mi ha proposto di farne un libro. L’idea mi piaceva, ma non trovavo il tempo per dedicarmi al progetto; poi è arrivato il lockdown e tutto è stato più semplice. Ho raccolto circa quaranta tra storie e contributi dei partecipanti alle serate, trovato un fil rouge tra loro e scelto una parola chiave che le contraddistinguesse. Ed ecco il libro fresco di stampa!

  • Fallimento o errore. Qual è la differenza?

Massimo Canalicchio, innovation coach e business designer, nel suo contributo all’interno del volume analizza le principali cause di fallimento delle imprese appena nate e definisce in modo chiaro la differenza tra ERRORE e FALLIMENTO.
L’ERRORE è quando non si riesce a raggiungere un obiettivo perché non si sono appresi concetti e/o competenze esistenti e necessari per la buona riuscita, oppure perché si pecca di superficialità.
Il FALLIMENTO si ha quando non si riesce a raggiungere un obiettivo perché non esiste una conoscenza pregressa a cui attingere per avere successo, ed è necessario testare e ritestare per migliorare la soluzione.
L’errore, in poche parole, è quello che facciamo a scuola se non studiamo abbastanza, mentre il fallimento è tipico delle startup che lanciano nuovi prodotti/servizi.

  • Quale delle storie che hai raccontato ti ha colpito maggiormente?

Ho messo all’inizio del libro le storie che ritengo ‘più forti’ perché in quei tre casi il fallimento ha avuto un impatto a 360° sulla vita del protagonista: personale e professionale. Sono le storie di tre donne che parlano di un divorzio, di un incidente stradale e di un trasferimento per e dall’Australia. Ma non vi anticipo niente, invitandovi a leggerle ed emozionarvi in prima persona.

  • La tua esperienza diretta: ti va di raccontarci una delle cadute che, a suo tempo, hai considerato un fallimento ma che poi hai sfruttato traendone vantaggi e imparando lezioni importanti?

Nel volume racconto la storia della mia startup innovativa, MakeTank, che dopo aver ricevuto tanti premi e riconoscimenti è stata liquidata e parlo anche dei motivi che ne hanno comportato la chiusura. Infatti, prima di organizzare e moderare le Fuckup Nights Firenze sono stata invitata a parlare del mio fallimento proprio in una delle prime serate. Senza quel fallimento, però, non avrei trovato lavoro nello spazio di co-working per il quale ho seguito il progetto Fuckup Nights, e di conseguenza non avrei potuto scrivere questo libro.

  • Nei contesti aziendali si parla spesso di best practices e storie di successo, soprattutto come punto di forza per la risoluzione delle problematiche. Trovi vincente tale approccio?

Parliamoci chiaro: a nessuno piace fallire. Però le aziende di successo hanno vissuto alti e bassi nella loro storia. Hanno dovuto cambiare modello di business, rivolgersi a un mercato diverso da quello atteso, vincere la concorrenza, sfornare nuovi modelli e funzioni. A mio parere le case history di successo devono essere affiancate da quelle di fallimento con un’approfondita analisi delle cause che lo hanno prodotto. Anche perché quando le cose vanno male si rimugina molto di più.

  • Nel libro parli spesso di esperienze di startup anche sulla base della tua esperienza diretta. Ogni giorno ne nascono ma in poche durano. Qual è secondo te oggi 3 fattori chiave “sostenibili col tempo” e necessari per fallire con successo?

1) Non innamorarsi del proprio prodotto, ma delle necessità del mercato che va costantemente ascoltato soprattutto nei punti di dolore (i problemi).

2) Avere un team coinvolto al 100% e con competenze complementari (il marketer, il programmatore, l’economista, ecc.).

3) Diversificare (azienda) o avere un piano B e un piano C (persona) per poter contare su un business o un mestiere di riserva nel caso in cui quello principale dovesse andare male.

  • L’importanza del fallimento nel processo di apprendimento. Quanto pensi sia importante insegnare a “perdere per vincere” sui banchi di scuola.

E’ un tema di fondamentale importanza. Da studentessa ‘prima della classe’ non me ne rendevo conto perché incassavo come un pugile e andavo avanti per la mia strada. Adesso come mamma mi rendo conto che la scuola dovrebbe tenere maggiormente conto delle fragilità e diversità degli alunni. Invece, sin dai primi anni del percorso scolastico si confrontano le performance e i voti, senza considerare il processo e l’impegno. La scuola dovrebbe aiutare i ragazzi a crescere come persone, i gruppi dovrebbero essere composti da studenti brillanti in grado di aiutare quelli che fanno più fatica. Chi sgomita di meno o ci mette di più viene escluso dal gruppo di pari e penalizzato dai docenti. E ai miei tempi si era ancora meno consapevoli, infatti non si parlava ancora di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali) come adesso. Oggi però è fondamentale che la consapevolezza teorica sia affiancata dall’applicazione pratica.

“Fallendo si Impara” di Laura De Benedetto
 2021, Campi Magnetici
Pagine 239
Prezzo di copertina 15,00 euro

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